![]() |
| Ritratto di Paganini a matita eseguito da Ingres a Roma nel 1819 Parigi, Louvre |
Il violino sottobraccio, l'archetto immobile, il naso aquilino reso invisibile dalla posa frontale, un'espressione serena e quasi spiritualizzata. E' questa una delle effigi più famose di Paganini che, all'epoca del ritratto, eseguiva quartetti di Haydn, Mozart e Beethoven nelle serate musicali romane, dialogando con un secondo violino davvero eccezionale, visto che, pur essendo un dilettante, fu ritenuto all'altezza di suonare con il grande virtuoso. Secondo violino ed autore del ritratto erano la stessa persona: Jean-Auguste-Dominique Ingres.
Fu Ingres stesso a raccontare al suo allievo Amaury-Duval d'aver suonato con Paganini, e fu poi lo stesso Amaury-Duval a narrare nelle sue memorie come Ingres assistette nel 1831 al concerto parigino di Paganini ricavandone un'impressione totalmente diversa da quella avuta dodici anni prima: Ingres vide Paganini totalmente trasformato in un demone romantico, posseduto dalla sua stessa musica; il pittore si sentì pervaso da una strana frenesia; iniziò a battere i piedi, ad agitarsi, mormorando parole come "traditore", "apostata".
Fu Ingres stesso a raccontare al suo allievo Amaury-Duval d'aver suonato con Paganini, e fu poi lo stesso Amaury-Duval a narrare nelle sue memorie come Ingres assistette nel 1831 al concerto parigino di Paganini ricavandone un'impressione totalmente diversa da quella avuta dodici anni prima: Ingres vide Paganini totalmente trasformato in un demone romantico, posseduto dalla sua stessa musica; il pittore si sentì pervaso da una strana frenesia; iniziò a battere i piedi, ad agitarsi, mormorando parole come "traditore", "apostata".
