08/11/13

Paganini e Ingres

Ritratto di Paganini
 a matita eseguito
da Ingres a Roma nel 1819
Parigi, Louvre
Il violino sottobraccio, l'archetto immobile, il naso aquilino reso invisibile dalla posa frontale, un'espressione serena e quasi spiritualizzata. E' questa una delle effigi più famose di Paganini che, all'epoca del ritratto, eseguiva quartetti di Haydn, Mozart e Beethoven nelle serate musicali romane, dialogando con un secondo violino davvero eccezionale, visto che, pur essendo un dilettante, fu ritenuto all'altezza di suonare con il grande virtuoso. Secondo violino ed autore del ritratto erano la stessa persona: Jean-Auguste-Dominique Ingres.
Fu Ingres stesso a raccontare al suo allievo Amaury-Duval d'aver suonato con Paganini, e fu poi lo stesso Amaury-Duval a narrare nelle sue memorie come Ingres assistette nel 1831 al concerto parigino di Paganini ricavandone un'impressione totalmente diversa da quella avuta dodici anni prima: Ingres vide Paganini totalmente trasformato in un demone romantico, posseduto dalla sua stessa musica; il pittore si sentì pervaso da una strana frenesia; iniziò a battere i piedi, ad agitarsi, mormorando parole come "traditore", "apostata".

In breve Ingres, che aveva tanto ammirato Paganini, ne disapprovava le nuove scelte interpretative, il lato virtuosistico portato al massimo grado. Il grande pittore era un accademico, uno dei maggiori esponenti del Neoclassicismo, non capiva ancora appieno la portata del movimento romantico. Eppure proprio lui, per quanto ammirasse l'ideale bellezza delle forme classiche proposta dalla scultura antica, che si atteneva a ferrei canoni di proporzione, deformava spesso le figure nei suoi quadri non certo perché non conoscesse le regole del disegno ma piuttosto perché riteneva che, attraverso l'alterazione delle proporzioni ed elaborando artificiosamente gesti e atteggiamenti delle sue figure, la composizione nel suo complesso avrebbe ottenuto un impatto emotivo più possente. Era questa una "deformazione" romantica che il pittore inconsapevolmente o meno, praticava. 

Questa scenetta di armonia domestica, nella quale Ingres è rappresentato con il violino mentre la moglie
Madeleine lo osserva dalla soglia dello studio, fu dipinta da uno degli allievi del pittore, J. Alaux, a Roma intorno al 1816.

Paganini invece, che aveva ricevuto una formazione classica, aveva fatto totalmente suo il movimento romantico diventandone uno dei massimi esponenti. 

Dopo quel concerto parigino che tanto aveva scandalizzato Ingres, toccò al pittore romantico Delacroix, definito da Ingres "scopa ubriaca", ritrarre a memoria Paganini e il suo violino in un ritratto/caricatura estremamente significativo; solo il suo "pennello ubriaco" poteva dare quell'effetto agitato e crescendo con furia dell'archetto del maestro. 

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